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Ho finito, finalmente, l'idea scaturita in sordina lo scorso autunno, presa, mollata, ripresa, è diventata realtà, la mia realtà, una faticaccia ma sono soddisfatto. Tanto ho scritto, due libri di oltre 400 pagg., e un terzo in stesura, però, oltre a raccontare dell'Africa e di quello lì incontrato, la fantasia mi stuzzica nel voler rivedere quei luoghi a me cari. Complice, caso del tutto fortuito, il ritrovare una vecchia scatola di polistirolo, quella delle confezioni per torta gelato "Algida", non si legge più nulla da quanto consunta, in parte rotta, tenuta assieme da snervati elastici, ma la sorpresa viene aprendola, decine e decine di rollini fotografici Kodak e Ilford, colore e bianco-nero. Alcuni involucri sono corrosi, altri paiono sani, su tutti il nastro a cerotto con un nome e una data, un numero cerchiato, ahimè, oramai illeggibili, stinti dal tempo. Giro e rigiro, curioso più di una bertuccia, intravedo una parziale scritta, "Afr…84", e il cuore parte di botto, ricordo tutto, quel viaggio a sud del Tropico del Cancro, il Niger, il Mali, il mio arrivo in Costa d'Avorio. Che avventura, quella volta, ragazzi, 7 mesi di piste, savane, foreste, e tanti casini, ma la soddisfazione, forse poca cosa, di esserci riuscito. Ero partito in solitudo dal Marocco... le foto, alcune sbiadite, parleranno per me. Io fotografo in "Africa senza veli", un photobook che ricorda quanto reali siano, relazionate al continente nero, le parole di Hemingway in "Vero all'alba". Terrorismo Islamico, al-Qida di Bin Laden prima e L'Isis dopo, farlo oggi sarebbe un viaggio impensabile, figuratevi quattro decenni fa. Insolito, fuori dagli schemi di qualsivoglia tour operator e raccontato per immagini, sforzandomi di cogliere, oltre ai classici paesaggi che piacciono un po' a tutti, la vita di questi popoli dimenticati da Dio, dove le stagioni sono regolate dall'alternarsi delle piogge nella savana e dalle monsoniche tempeste di sabbia nel deserto. Un'Africa vergine dove il bianco è poco tollerato, per molti visto raramente, quasi una novità, il caso, la fortuna, ha voluto così, che potessi dare maggiore rilievo all'Africa selvaggia, quella dei riti pagani, quella del sesso nero, dove a pagarne le conseguenze è, come da sempre, la donna. Troverete nell'album foto di scene particolarmente intense, criticabili, fotogrammi imprecisi dalla messa a fuoco poco accurata, è vero, spesso portato a scattare velocemente pur di rubare quel tale momento irrepetibile. Per me, opinione personale, vale la filosofia del fotografo itinerante, "meglio uno scatto mosso che non averlo affatto", in barba a tempi e diaframmi regolati sommariamente, fregandomene altamente di ogni regola canonica. Questo genere di fotografia, estemporanea, che sempre mi ha affascinato, è in linea col mio carattere e fare, istintivo, e con piacere anche se da molti colleghi screditato, mi reputo un fotografo d'assalto dove l'azione è tutto. L'Africa è un continente difficile, duro viverci, estenuante per territorio e clima, misteriosa e imprevedibile la sua gente, diffidente o bellicosa, amica e ostile contemporaneamente, nulla è statico, tutto è in movimento, non certo il paese adatto per dedicarsi al foto ritratto È una terra dai confini vastissimi, a perdita d'occhio, dominata dal caldo umido, torrido, che deteriora la gelatina delle pellicole, una luce accecante che fa impazzire l'esposimetro più raffinato, d'obbligo l'uso di focali lunghe, tele spinti e pesanti, una foto in costante movimento dove si opera a mano libera e non sempre nelle condizioni migliori. Quello che ho ripreso, a mio rischio e pericolo, sono scatti il più delle volte rubati senza autorizzazione, sarebbe stato difficile farlo comprendere, quindi, nullo l'uso del flash che poteva disturbare e farmi scoprire, credetemi, la situazione poteva cambiare di male in peggio da un momento all'altro, non sempre avevo la pellicola e l'obiettivo giusto per quella tale scena, ho scattato ugualmente, b/n o colore, grandangolo o tele che fosse. Fare degli scatti decenti, cosa ardua in preda alla tensione della paura, sempre sul chi va là, terra definita dai guru dell'immagine, il banco prova di ogni fotografo che tale si reputi, la sua laurea: chi scatta in Africa scatta ovunque. Anacronistica, ovviamente parlo di foto analogica, molti neanche la conosceranno, ma 40 anni fa c'era solo quella, magari avuto il digitale sotto mano, avrei fatto miracoli! La conversione di rito analogico/digitale, la pessima conservazione delle pellicole, non hanno contribuito alla resa migliore delle foto, ho preferito lasciarle originali senza intervenire a posteriori. Godetevi gli scatti, belli o brutti, sono questi, meglio non potevo fare, spero solo di trasmette, come mio intento, le stesse emozioni da me allora provate. Nota: quello che è capitato in questi 220 giorni di viaggio nei lontani anni '80, è raccontato nel prossimo romanzo,"Odissea Sahariana - vol II- Amore di sabbia", ora in stesura, e spero editabile entro fine 2016. Genere: Appunti fotografici di viaggio_ Adatto: Adulti VM18

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